Intelligenza artificiale: opportunità o rischio per l’occupazione?

Intelligenza artificiale: opportunità o rischio per l’occupazione?

16 giugno 2018 1 Di Xfind.it

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Intelligenza artificiale: ci aiuterà a trovare lavoro o ci ruberà il nostro?

Oggi: Mario oggi lavora come giornalista per un periodico locale. Si occupa delle notizie economiche, raccogliendo informazioni dai giornali di tutto il mondo e riassumendole in formato semplificato per il pubblico del suo giornale.
Domani: un’intelligenza artificiale (IA) scandaglierà h24 il web alla ricerca di notizie economiche e sarà in grado di riformulare le notizie a differenti gradi di completezza, adattandole quindi al target desiderato.

Oggi: Giulia passa ore nel suo ufficio per preparare le buste paga dei clienti dello studio commercialista in cui lavora. È un lavoro meccanico e sempre uguale, ma Giulia è abituata e lo fa bene.
Domani: a un IA saranno date in pasto le ore lavorate di migliaia di dipendenti, assieme a tutte le diverse casistiche (detrazioni, figli a carico ecc.). L’IA elaborerà le buste paga in maniera velocissima e senza mai commettere errori.

Oggi: Sandro è un giovane avvocato recentemente assunto da uno studio di una grande città. Sandro passa le sue giornate ad assistere gli avvocati più anziani per compilare preventivi, ricercare cavilli e altri lavori ripetitivi.
Domani:  gli avvocati si affideranno ad un’intelligenza artificiale che basandosi su un codice sempre uguale e univoco (la legge) formulerà tutti i documenti necessari in maniera sempre uguale ed affidabile.

Abbiamo formulato qualche esempio banale ma potremmo continuare per molto. Cassieri in banca e al supermercato, casellanti, contabili, impiegati. Sono solo esempi di figure professionali messi a rischio dal diffondersi dell’automazione e dell’intelligenza artificiale.

Scenari di disoccupazione incontrollata?

C’è da chiedersi come potrà reagire la nostra società a cambiamenti che sembrano avvenire a una velocità incontrollata. Già in passato si sono viste rivoluzioni, come quella dei robot nelle catene di produzione, che hanno messo in crisi interi settori. Ma ora, con una popolazione mondiale, ad aprile 2018, che ammonta a circa 7,6 miliardi di persone, il pianeta non può permettersi errori. Risulta infatti difficile immaginare una migrazione professionale di massa ad altri settori, come successe un secolo fa dal settore secondario a quello terziario.

Se l’occupazione, come viene intesa oggi, dovesse essere reinventata, non potrà essere un semplice riassorbimento in altri settori professionali. Ritorniamo al caso dei lavoratori bancari. Se tutti gli attuali cassieri di tutte le filiali del mondo dovessero essere licenziati perché sostituiti da intelligenze artificiali e apparecchi Bancomat (più evoluti di quelli attuali), o magari per via della sparizione del contante, come potrebbero essere riassorbiti? È uno scenario apocalittico, ma molti esperti di occupazione si fanno queste domande da molto tempo.

«Per progettare qualsiasi futuro, e in particolare quello del lavoro, occorre prevederlo» sostiene Domenico Masi, autore del libro Lavoro 2025. Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione).

I leader se ne rendono conto?

A febbraio 2018, presso il Parlamento europeo, in occasione della terza tappa di “Human-Machine: New Policies for the Future of Work”, progetto promosso dalla Fondazione EYU, in partnership con Google, i temi trattati sono stati: “Quale impatto avranno l’automazione e la digitalizzazione sul futuro del lavoro? Come coniugare progresso tecnologico, occupazione e protezione dei diritti dei lavoratori?”

I leader mondiali sono quindi ben coscienti del possibile impatto negativo delle moderne tecnologie sul mondo occupazionale. Sarà necessario, in futuro, che i movimenti politici promuovano momenti di confronto sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale, individuando regole comuni per governare i cambiamenti derivanti dall’innovazione tecnologica.

“I robot ci sostituiranno. Ma non è mica detto che dobbiamo tutti lavorare”.

Le parole di questo titolo sono di Giulia Baccarin: ingegnere di fama internazionale, 57enne di origini vicentine, che ha lavorato a lungo in Asia rientrando in Europa per dar vita ad I-care, società di ingegneria leader in Europa nel settore della manutenzione predittiva.

Baccarin è drastica sul futuro del lavoro: «Molti lavori verranno spazzati via, saremo soppiantati dagli androidi. E non mi riferisco soltanto agli incarichi ripetitivi, ai lavori di mera fatica. Oggi ci sono già bot avanzati capaci di svolgere mansioni da ufficio, elaborare l’erogazione di un mutuo o la fatturazione di un’impresa. Forse in futuro l’automazione potrebbe creare nuovi posti di lavoro, ma di fatto oggi sta eliminando una parte dell’occupazione tradizionale, e questi lavoratori di 40-50 anni molto difficilmente riusciranno a trovare una nuova occupazione» (è possibile leggere l’intervista completa a questo link).

L’ingegnere sostiene che per uscire dai rischi suddetti l’unica via è un ripensamento dei meccanismi di redistribuzione del reddito.

Il concetto di lavoro ha ancora senso?

Il problema è che facciamo fatica ad immaginare una società in cui il reddito di ognuno non derivi da un’attività lavorativa, ma dall’impiego di macchine che lavorano al nostro posto. Per immaginare una società del futuro sostenibile ed equilibrata, dovremo per forza reinventare tutti i cardini su cui la società attuale si basa. Il lavoro, in fin dei conti, non è altro che un meccanismo di redistribuzione del reddito tramite la cessione di beni e servizi. Ma, se i beni saranno prodotti da macchine e i servizi saranno garantiti dai computer, noi umani diventeremo semplici fruitori del lavoro, non più quindi fornitori.

In tale situazione, al momento solo teorica, sarebbe da capire se i nuovi equilibri fossero sostenibili nel lungo periodo e in grado di garantire un futuro prospero alle future generazioni. La nuova moneta derivante dal lavoro dei robot e dei computer come sarebbe redistribuita? Sarà l’avvento di una società totalmente paritaria? La fine dei ricchi e dei poveri? E, se ciò dovesse avvenire, sarà un bene per l’avida umanità?

 

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